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DUEMILACINQUECENTO MIGRANTI AL SANTUARIO
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Domenica 2 ottobre, al Santuario, è stato celebrato il pellegrinaggio regionale dei migranti cattolici di Lombardia dal tema tutto giubilare: “Perdonaci… come noi perdoniamo”.
Al pomeriggio di preghiera e di festa hanno partecipato gruppi da quasi tutte le diocesi della regione, accompagnati dai loro assistenti spirituali. Secondo le stime degli organizzatori i fedeli presenti erano oltre 2.500, di questi un centinaio proveniente dalla diocesi di Cremona, dalla comunità africana e romena.

Dopo l’apertura ufficiale del pellegrinaggio e il saluto del responsabile regionale dei migranti, don Antonello Martinenghi, un primo momento è stato dedicato alla conoscenza del Santuario: un’attenzione soprattutto verso coloro che per la prima volta hanno varcato i cancelli del grande complesso mariano. Il rettore, don Antonio Mascaretti, ha dunque presentato la storia dell’Apparizione e della costruzione del Santuario.

In seguito, i pellegrini, divisi per diocesi di appartenenza, si sono incamminati per i portici per la recita del Santo Rosario. Particolarmente significative le intenzioni di preghiera, enunciate all’inizio di ogni decina: la prima per i migranti in generale, la seconda per la Chiesa lombarda che li accoglie,  la terza per quelli che non sono riusciti a partecipare al pellegrinaggio, la quarta per la pace nel mondo e l’ultima per tutti coloro che sono morti nel loro viaggio della speranza verso una vita migliore e degna di essere vissuta.

Terminato il Rosario tutti i pellegrini si sono recati al Sacro Fonte dove hanno rinnovato i loro impegni battesimali e sono entrati in basilica per ottenere l’indulgenza giubilare, dato che il Santuario è una delle quattro chiese scelte dal vescovo per celebrare l’Anno della Misericordia.

All’altare del Crocifisso è quindi seguita l’Eucaristia, presieduta da mons. Franco Agnesi, vescovo ausiliare di Milano e delegato Migrantes della Conferenza Episcopale lombarda, e concelebrata da diversi sacerdoti. La Messa è stata animata da vari gruppi etnici presenti con i loro canti e le loro danze.

All’inizio della celebrazione don Martinenghi ha spiegato alcuni gesti che hanno caratterizzato la Messa in senso giubilare: “Per sottolineare la dimensione del perdono, che viene da Dio e che noi accogliamo volentieri per poi offrire ai nostri fratelli, cinque famiglie di altrettante diocesi, che rappresentano un pochino tutti voi e tutti i continenti, verranno durante l’atto penitenziale a ricevere l’abbraccio del Vescovo, che è l’abbraccio di Dio che ci perdona; al momento dello scambio della pace, le stesse famiglie riceveranno dal Vescovo la pace e la porteranno a tutti voi: siamo stati perdonati da Dio e allora dobbiamo a nostra volta perdonare chi ci fa del male”.

Durante l’omelia mons. Agnesi, dopo aver ricordato la vocazione dei cristiani a costituire un unico popolo, ha sottolineato l’importanza della fede e specialmente del perdono nella vita dei discepoli di Gesù. Tra le altre cose il presule ha detto: “Il perdono non cancella il passato – riferendosi anche alle diverse disgrazie accadute ai migranti in questi ultimi anni – ma cambia il futuro ed è questo il dono che la Madonna ci ottiene oggi”.

Alla fine della Messa dopo i ringraziamenti più che dovuti agli organizzatori e ai partecipanti, don Antonello ha annunciato che il prossimo pellegrinaggio annuale si terrà a Lodi: nel 2017 si celebrerà, infatti, il centenario della morte di Madre Francesca Saverio Cabrini, una suora che ha dedicato la sua vita e la sua attività proprio alla cura dei migranti.

Particolarmente soddisfatto della giornata don Anton Jicmon, assistente spirituale della comunità romano cattolica romena: “Per noi, immigrati che ci viviamo nella diocesi di Cremona (romeni ed africani), recarsi al Santuario della Madonna all’inizio del mese di ottobre è diventato ormai una tradizione. È bello vedere riempirsi il cortile con gruppi di nazionalità e lingue diverse, che pregano e cantano insieme. Questo raduno di persone diverse mi ricorda che nel tessuto della vita umana, nel tessuto della storia e della Chiesa tutti siamo chiamati a concorrere per realizzare l’unita; non solo l’unità della Chiesa nel suo insieme, così come facciamo al Santuario, ma anche l’unità del genere umano che proviene nel disegno di Dio dal suo amore che è uguale, identico per ogni persona”.

“È stato bello assistere al miracolo di tante voci che unite hanno creato l’armonia – aggiunge don Alois Ntedika, assistente spirituale della comunità africana francofona che per la prima volta ha partecipato a questo – . È proprio il miracolo della fede che da diverse nazioni e lingue riesce a fare un solo popolo nella professione dello stesso battesimo”.