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QUARESIMA 2017: IL MESSAGGIO DEL VESCOVO NAPOLIONI
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«Olio e vino per le ferite» il titolo della riflessione di mons. Napolioni. In questo tempo forte parrocchie mobilitate per raccogliere soldi e medicine per la crescente emergenza sanitaria.
 
 
 In occasione della Quaresima, che avrà inizio il 1° marzo 2017, mercoledì delle ceneri, il vescovo di Cremona, mons. Antonio Napolioni, ha indirizzato ai sacerdoti e fedeli della diocesi un messaggio dal titolo: «Olio e vino per le ferite».

Lo scorso anno scrivevo questo messaggio prima ancora di giungere a Cremona, mentre nelle Marche preparavo il trasloco per la nuova esperienza di servizio pastorale e di vita a cui ero stato chiamato. Oggi, mi preparo insieme a tutti voi alla Quaresima 2017, con un senso crescente di appartenenza alla Chiesa Cremonese, fatta di volti e comunità, di opere e cuori, di problemi e di progetti. È la carne viva del popolo di Dio, corpo del Signore Gesù, più evidente quando si vedono le povertà, si percepiscono le miserie, si lotta col male, si invoca la salvezza e l’aiuto di Dio. Insieme, come in una medesima famiglia.

In questi ultimi mesi, le immagini del terremoto in centro Italia ci hanno messo a confronto con la fragilità delle case e delle vite, ed hanno suscitato un moto di solidarietà – anche nelle nostre comunità – che commuove e consola. Grazie di cuore, anche a nome della diocesi di Camerino-San Severino Marche da cui provengo e con cui siamo gemellati, a tutti coloro che, anche col gesto più piccolo e nascosto, hanno reso meno difficile il riprendersi dalle scosse che così fanno tremare, ma non crollare.

Intraprendiamo ora il cammino liturgico verso la Pasqua, come la strada che sale da Gerico a Gerusalemme, dal deserto alla città santa. La strada fatta da Gesù, che desiderava ardentemente giungere alla sua ora, quella in cui rivelare l’impensabile amore di Dio, solidale con l’uomo, al punto da andare a ridestarlo dalla morte. Lungo questa salita, parabola di tante fatiche della vita, si incontra chi cade, chi è assalito dai briganti (sarebbe pur giusto smascherare questi nemici dell’uomo e del povero), chi non ha tempo e cuore per fermarsi, ma anche chi riconosce l’urgenza della carità, si ferma e si china su chi non ce la fa più. Sì, la parabola del buon samaritano – che 80 anni fa don Primo Mazzolari commentava in un testo sempre attuale – si ripropone, come logica del servizio e della fraternità.

 

Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino  (Lc 10, 34)
Era l’equipaggiamento di un viaggiatore prudente, ed anche benestante: olio e vino erano anche i medicamenti più comuni, adatti al “pronto soccorso” di quel primo incontro. Il Vangelo ci dice che quell’uomo sulla strada era stato ridotto mezzo morto, e che dopo quelle prime cure lo straniero di passaggio potrà caricarlo e affidarlo alla locanda. Basta poco per ridare speranza, fiato, vita, a chi da solo non può rialzarsi.

È un’icona della nostra condizione umana, realissima e fragile dietro le apparenti esuberanze di pochi. È  lo scenario in cui si rivela il Dio di Gesù Cristo, vero e decisivo samaritano dell’umanità. Dio si è fatto vicino all’uomo sempre mezzo morto per mano degli egoismi e delle violenze dei cosiddetti “fratelli”, a volte anche per colpa della sua chiusura in se stesso. Perciò Dio stesso si è fatto nostro fratello, in Gesù, dato per noi, perché dalla sua passione, morte e risurrezione sgorgassero un olio che consacra e un vino che rinnova, segni anche liturgici della realtà del suo sangue, versato sulla croce per la vita del mondo.

Il nostro cammino quaresimale, che vivremo quotidianamente impegnati nelle comunità e nelle famiglie, come tappa qualificante i cammini di iniziazione cristiana e la preparazione del Sinodo dei giovani, che suggerisce a ciascuno più docile ascolto della Parola di Dio e l’ingresso in un profondo silenzio orante… culminerà nella Settimana Santa, e nei sacramenti che innestano la Pasqua in ogni frammento di vita: il Battesimo, la Riconciliazione, l’Eucaristia.

 

Va’ e anche tu fa’ così (Lc 10,37)
L’esempio del buon samaritano non è episodico ed opzionale. È  normativo, come i gesti dell’ultima cena, in cui Gesù lava i piedi ai discepoli: come ho fatto io, fate anche voi (Gv 13,15); e in cui spezza il pane che diventerà il suo corpo: fate questo in memoria di me (Lc 22,19).

La carità di Dio nei nostri confronti è sollecita, per non lasciarci dubbi su quale sia la via della vita, quali atteggiamenti coltivare, con quali gesti seguire il Maestro ed entrare nel Regno. Perché nessuno possa dire: “io non sapevo, io non potevo”. La carità ricevuta diventa la carità che possiamo e dobbiamo donare. Guariti nelle nostre ferite interiori dall’incontro col Salvatore, dalla gioia di vivere il Suo Vangelo, possiamo toccare senza paura le ferite dei fratelli. Con umiltà e delicatezza, e senza perderci in chiacchiere e tatticismi. Con lo stesso slancio suscitato da immagini emotivamente toccanti che giungono da terre e comunità provate, possiamo farci ancor più prossimi a tanti, qui e ovunque. Aumentando la massa d’amore e di speranza da spartire coi più deboli e sfortunati. Per ricevere il centuplo da Dio.

Quest’anno, la Caritas diocesana ci propone una mobilitazione collettiva intorno all’urgenza della “povertà sanitaria”. I dati del Centro d’ascolto e dell’ambulatorio della Caritas Cremonese dicono che uno dei problemi più emergenti riguarda le persone che al disagio economico uniscono anche problematiche di salute. Sia italiani che stranieri chiedono sussidi economici per il pagamento di bollette/tasse, canoni di affitto, ma sempre più spesso anche per le spese sanitarie.

Certo, a tutti dovrebbe essere garantito l’accesso ai servizi di assistenza e cura. Le Istituzioni sono impegnate in tal senso e le stimoleremo ancora. Ma resta vero che in Italia la spesa sanitaria annua pro capite è di 444 euro, mentre quella dei poveri è scesa a soli 69 euro. Il 3,9% degli italiani ha rinunciato ad acquistare farmaci necessari, a causa di motivazioni economiche.
Per non dire del dramma della salute, e della mortalità infantile, nei paesi più poveri del mondo, che grida al cospetto di Dio, mentre i potenti continuano a spendere per gli armamenti e per il superfluo.

Siamo noi oggi la locanda del Vangelo, la comunità aperta e accogliente che non teme di sporcare le poltrone con il sangue dei feriti che bussano alla porta. Non è forse lo stesso sangue del Signore, che adoriamo e beviamo secondo la nostra fede?
Aiutiamoci, nelle comunità parrocchiali e nei gruppi, a trarre dal Vangelo pregato e condiviso ragioni di impegno concreto per questo ulteriore passo verso la “civiltà dell’amore”.

Sant’Omobono e la grande schiera di santi operatori del bene comune, che la nostra storia ricorda e vanta, ci sollecitano e ci sorreggono presso Dio.

Buona Quaresima a tutti noi.

+ Antonio, vescovo