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Schola Sanctae Mariae
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Dal 1432 al 1932, per cinque secoli, la storia del Santuario non solo ma anche della stessa comunità di Caravaggio è segnata e in un certo modo determinata dalla confraternita laicale, latinamente schola o consortium, di santa Maria.
 
“Consorzio della misericordia”
 
In realtà la schola “ad onore di Dio e gloria della sua Vergine Madre” era sorta in Caravaggio oltre cento anni prima dell’Apparizione, a far data almeno dall’anno 1331. Il vescovo di Cremona Ugolino di San Marco, informato direttamente delle “molte opere di misericordia che si fanno per sovvenire ai poveri indigenti e agli infermi”, concedendo quaranta giorni di indulgenza a quei fedeli che pentiti e confessati “offriranno una mano in aiuto”, ammonisce ed esorta a sostenerla con “offerte e mezzi caritatevoli”, data la esiguità delle sue risorse. L’esortazione del vescovo e la carità dei fedeli troveranno generoso riscontro in numerose disposizioni testamentarie.
 

In compagnia di tanti santi protettori il donatore esprime la propria riconoscenza alla Madonna di Caravaggio
 
Cappella e altare di Santa Maria
 
La schola avrà un proprio altare nella chiesa parrocchiale di Caravaggio. Il 14 ottobre 1377 il notaio Moretto de Villa, notaio di Milano in Monza, stende l’atto di fondazione di una “cappellania” perché vi si celebri la Messa in perpetuo per disposizione di Marchisio de Galleriis (o Valeri). La cappella e l’altare di santa Maria si chiamerà a lungo “de Galleriis”; ma vi si annetteranno altre fondazioni, di cui la più nota è quella con diritto di patronato della famiglia Prata.
Con questi precedenti risulta naturale ed evidente perché i notabili e i rappresentanti popolari della comunità di Caravaggio, recatisi nel luglio 1432 a Cremona per riferire al Vescovo l’evento dell’Apparizione della Vergine e sottoporlo al suo esame per ottenerne l’attestazione di veridicità, chiesero di poter costruire nel luogo stesso una chiesa e un ospedale gestiti da persone affidabili e avvedute della Schola S. M.


Il vescovo di Cremona concede 40 giorni di indulgenza ai membri del Consorzio di Santa Maria per il compimento di opere di misericordia e a chi offrirà loro sostegno (pergamena 1331)
 

Dalle “lettere patenti” scritte a nome e per autorità del vescovo Venturino de Marni dal suo vicario generale Antonio Aleardi veniamo, inoltre, a sapere che il consortium della misericordia era “sotto il nome di santa Maria”; la comunità di Caravaggio designava ogni anno alcune persone a reggerla; i suoi presidenti meritavano fiducia a motivo della loro avvedutezza.
Da questo momento “in perpetuum” alla Schola S. M. spetterà costruire la chiesa dell’Apparizione e dotarla di una rendita che permetta di celebrarvi la Messa a un cappellano eletto dalla comunità di Caravaggio e presentato per conferma al vescovo, di edificare un ospedale, traendo i mezzi occorrenti dalle offerte, lasciti e donativi dei fedeli.
I presidenti e deputati “al reggimento” della chiesa ed ospedale di santa Maria, eletti dalla comunità di Caravaggio, appartengono alla nobiltà e hanno competenze d’ordine edile o legale o sanitario I vincoli della Schola S. M. sono precisi, se si pensa alle finalità di culto, e di carità e ospitalità soprattutto per i poveri e gli infermi.
L’autonomia gestionale della Schola S. M., pur rendendo conto al vescovo, rimarrà sempre ampia e verrà riconosciuta con “breve” apostolico del papa Leone X nel 1516.

Il patrimonio

I lasciti testamentari e una precisa strategia di acquisizione dei terreni adiacenti al luogo dell’Apparizione permetteranno in tempi molto rapidi di edificare la chiesa, sistemare l’area del Sacro Fonte, costruire o adattare locali per l’accoglienza dei pellegrini (hostaria della Madonna) e per le esigenze devozionali (botega della cera). Ma mai verrà meno la destinazione per opere di carità e beneficenza alle quali va riservata una parte precisa dei redditi disponibili. Le eredità più vistose seppure onerose furono, nel tempo, quella di Marco Secco (1457), di Davide Orlandi (1501-1505), di Bonsignor de Bonsignori fondatore del Monte di pietà (1572-1577), del conte Giuseppe Bolagnos (1731), di Bartolomeo Giannetti (1741), di Fausto Antonio Soncino (1760). Alcune migliaia di pertiche di terra, mulini e case, oltre alle offerte e i donativi occasionali, faranno della Chiesa Ospedale e Monte di Pietà il complesso più dotato di patrimonio e di redditi per secoli in Caravaggio.
Distinguendo le fonti di reddito della Schola S. M. in Chiesa-Santuario, Ospedale, Monte di Pietà si vede che mentre l’Ospedale è il maggiore proprietario dei fondi terrieri, la Chiesa-Santuario vive di beni mobili (cascina, mulini, torchio, segheria, case, hostaria), delle elemosine per la celebrazione di Messe e delle libere offerte dei fedeli anche in natura, oltre che dei ricavi della vendita di oggetti di devozione e libri. Il Monte di Pietà aveva un patrimonio iniziale di fondi terrieri e case, accresciuto di lasciti benefici fino al secolo XVIII.
Le spese maggiori tuttavia erano sostenute per la Chiesa-Santuario e gravanti su di essa: principalmente manutenzioni ordinarie e straordinarie, elemosine ai celebranti delle Messe d’obbligo e avventizie, stipendi agli addetti per il servizio liturgico e d’ordine (la “guardia”, per esempio). Di fronte alle voci di spesa dell’Ospedale e del Monte di Pietà, dunque, quelle per la Chiesa erano di molto superiori.
Se si pensa alle grandi opere come la basilica del Pellegrini, con l’aggiunta della navata minore (o santuario), le otto cappelle, la cupola, l’altare maggiore, l’organo e la sagrestia monumentali, il viale e i portici, le decorazioni pittoriche – sia pure quasi sempre finanziate da grandi lasciti privati – non si può non sottolineare che dall’inizio fino ai giorni nostri il Santuario è stato ed è il frutto non solo del genio degli artisti e artigiani, del coraggio e della devozione dei deputati della Schola S. M., ma anche della fede generosa di tutto un popolo di fedeli pellegrini che simbolicamente ha aggiunto il proprio mattone al mattone “pagato” da altri semplici fedeli pellegrini.

 

L’ospedale di santa Maria
 
E’ improbabile che un ospedale e un’attività di cura degli ammalati poveri e di ospitalità di pellegrini esistessero in Caravaggio prima dell’istituzione del “consorzio della misericordia”, ma la richiesta esplicita di edificare un ospedale nuovo presso la chiesa dell’Apparizione al Mazzolengo fa pensare che i rappresentanti della comunità di Caravaggio, che si erano recati dal vescovo Venturino de’ Marni a Cremona, dato l’afflusso immediato di pellegrini e malati sul luogo dell’Apparizione, fossero già consapevoli della necessità di locali e spazi ampi e vicini alla “fontana dei miracoli” per la loro accoglienza.
L’edificazione dell’ospedale è l’opera cui ci si dedica dopo la costruzione della cappella-chiesa dell’Apparizione, e presso di essa fino a oltre 1517.
Secondo un verbale del 1623, in quell’epoca l’ospedale, sito nella zona della torre campanaria della chiesa collegiata, al piano superiore, ha un dormitorio grande per gli uomini, un alloggio per l’infermiere e tre stanze minori per le donne. Al piano terra altre cinque camere per l’ospitalità, posti letto per tredici malati. Vi è anche una zona nella quale vivono le fanciulle ospiti fino all’età di matrimonio e i ragazzi che non sono già collocati presso qualche artigiano per apprendere un mestiere.
La Schola S. M. svolge attività caritativa distribuendo ai poveri cibo e vestiario, accoglie gli infanti esposti che vengono affidati a nutrici dietro compenso e dopo lo svezzamento continuano a ricevere gli alimenti fino a circa sette anni ed educazione fino all’apprendimento di un mestiere. Per un certo numero di fanciulle povere giunte in età da marito viene elargita ogni anno una dote o per le nozze o per la vita religiosa. L’ospedale accoglie anche pellegrini poveri.
Ci sono letti per degenti feriti o infermi. Un medico e un chirurgo, dietro compenso, si prendono cura dei malati. Nell’ospedale si trova pure l’abitazione del custode o “priore” stipendiato con salario annuale e senza oneri personali.

'L'ingegnero' Pellegrino Tibaldi presenta ai deputati della Schola di Santa Maria il proprio progetto per il nuovo santuario  

I deputati della Schola di Santa Maria presentano alla Madonna il modello della 'nuova chiesa'
 


Il Monte di pietà
 
Il Monte di pietà, fondato da Bonsignor de Bonsignori nel 1572, forse neppure “confratello” della Schola S. M., diviene per volontà testamentaria dello stesso fondatore istituzione socio-caritativa: ogni anno vengono nominati i rappresentanti delle quattro “porte” o rioni del borgo deputati a reggere e governare il Monte con avvicendamento di biennio in biennio.

 

La storia degli ultimi due secoli
 
Repubblica Cisalpina, Regno d’Italia con Napoleone Bonaparte, ritorno del Governo austriaco in Lombardia, unità d’Italia con i Savoia, anche se trascinano con sé spoliazioni e confische di oggetti preziosi e artistici, non altereranno sostanzialmente la fisionomia e le regole di gestione amministrativa laica del Santuario e delle istituzioni caritativo-sociali. Ospedale e Monte di pietà divengono però “corpi separati”, i cui beni sono proprietà pubblica e a pubblico controllo ne è sottomessa l’amministrazione. L’autonomia rivendicata e difesa per secoli rispetto all’autorità ecclesiastica ha dunque dovuto e potuto cedere di fronte al potere civile illuminista e massonico.
Quando nel 1932 nell’appartamento vescovile in Caravaggio il Santuario viene consegnato in libera gestione amministrativa a mons. Giovanni Cazzani vescovo di Cremona, la Schola S. M. consegnava al futuro una storia e delle opere che al di là delle ombre, errori e difetti umani hanno reso per cinque secoli gloria a Santa Maria del Fonte, apparsa dove ancor oggi un grandioso tempio rimane segno imponente di una fede ricca di riconoscenza mai venuta meno.
Lo riconobbe il vescovo Cazzani, scrivendo nella festività dell’Assunta 1932 alla gente di Caravaggio: “I vostri concittadini, che via via col tempo si sono succeduti nella custodia e nell’amministrazione del vostro Santuario, raccogliendo e amministrando le cospicue offerte dei devoti di Maria d’ogni terra anche lontana, hanno costruito e ricostruito e ampliato e arricchito di un prezioso tesoro artistico il vostro splendido Santuario.” Fece anche una promessa: “E il vostro Vescovo, riconoscente con voi e per voi all’opera delle passate Amministrazioni, come vostro Capo spirituale, come vostro Pastore e Padre, meglio d’ogni altro per la natura stessa del suo ministero, saprà tutelare e adornare di nuovi splendori il grande monumento della pietà dei vostri avi, che sarà sempre gloria e tesoro della vostra cristiana pietà.” 


 

Antichi libri corali (secoloXVI)