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Devozione e devozioni
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Se c’è una “figura” centrale della fede che parla immediatamente anche al sentimento religioso di singoli e di folle è il Cristo nella sua umanità, più la sembianza dolorosa e compassionevole che quella gloriosa e trionfante: non è forse Gesù di Nazareth “l’icona del Dio invisibile”, che si è lasciato vedere con i nostri occhi, udire dalle nostre orecchie, toccare con le nostre mani, fino a farsi “vero cibo e vera bevanda”, “tutti i giorni sino alla fine dei tempi”, “perché la nostra gioia sia perfetta” (cfr 1 Gv 1-4)?
E se c’è una “figura” umana associata intimamente al Figlio di Dio fatto uomo è Maria “la madre del Signore”, alla quale la fede che conosce “le ragioni del cuore” si volge spontaneamente e in un modo immediato.
Si potrà osservare che non tutta la devozione dei “piccoli” e dei “grandi” che vanno dalla Madonna è senza scorie dal punto di vista della teologia più raffinata; e certo va favorita la “vera devozione alla Vergine Maria” piuttosto che comportamenti devozionistici (non necessariamente esclusivi della gente semplice), specialmente espressi nei santuari mariani o nella venerazione delle sue immagini più celebri.
La devozione alla Madonna apparsa a Caravaggio ha senza dubbio assunto nel corso dei secoli forme e manifestazioni che risentivano della cultura del tempo e dello stato della comprensione e sensibilità liturgico-teologica riguardo alla “pietà” mariana nelle varie epoche.
Se può colpire la qualifica del Santuario come “fontana dei miracoli” e la minore importanza data al messaggio di conversione e penitenza portato dalla Vergine Maria a Giannetta con la sua Apparizione, non può comunque mai sottovalutarsi il fatto che in ogni pellegrinaggio, anche necessitato dalla speranza urgente di ottenere una “grazia” (normalmente, una guarigione), l’acqua benedetta, la candela da accendere, i fiori da offrire sono il contorno della Messa cui partecipare o da far celebrare e – anche se non in ogni caso – della confessione dei peccati e della comunione eucaristica.

Il vero miracolo
 
Francesco Belluomo ne Il Sacro Fonte diM. V. Nostra Signora di Caravaggio…, Codogno 1645, già così scriveva: “Voi adunque che mossi dalla fama venite a visitare in qualunque luogo, di Caravaggio o altro, quella prodigiosa Signora, deh non vi diate a credere che le gratie che ella più desidera farvi siano sanarvi il braccio infermo o liberarvi dalla febbre che vi tormenta. Somiglianti non nega no, anzi sovente concede, come veduto abbiamo, ma più le sta a cuore che se andaste a visitarla vani e superbi ritorniate humili e mansueti; se libidinosi, casti; se avari, elemosinieri; se con desiderio di vendetta, amici del vostro fratello. E pensate che mentre la pregate ella vi dica: Non vogliate, o miei divoti, aspettare che io faccia sempre prodigi visibili per farvi riverire la mia potenza. Altri miracoli voglio che bramiate… ricercate la charità e pietà ch’io v’ispiro, perché da queste maggior beneficio a voi, et a me et al mio Figliuolo gloria maggiore ne risulta.”
Ma con il massimo di autorevolezza il Papa Giovanni Paolo II al termine della sua visita al Santuario, domenica 21 giugno 1992 alla preghiera dell’”Angelus” ci ha insegnato a pensare: “… ci rivolgiamo alla Madre delle nostre infermità, per affidarle l’intenzione di tanti sofferenti, di tanti malati che sono riuniti qui, che qui anche intenzionalmente cercano un incontro con questa forza soprannaturale che salva. Molte volte non si vede questo miracolo del corpo, che rimane sofferente. Ma si vede il miracolo nello spirito umano, che anche nel corpo sofferente è diventato nuovo, sano, è diventato forte, ha ripreso la speranza: si è visto partecipe della redenzione operata da un Sofferente, da un Crocifisso. Si è visto in prospettiva con lui; con questo Crocifisso si è visto nella prospettiva della risurrezione: crocifisso e risorto”.

La più antica raffigurazione della Madonna di Caravaggio si trova a Melzo ed è databile all'inizio del secolo XVI

 
La celebrazione della Messa solenne all'Altare maggiore del Santuario
 


La celebrazione dell’Apparizione

 
Le festività tipiche del Santuario, massima la solennità del giorno dell’Apparizione il 26 maggio, sono sempre state quelle proposte universalmente dalla Chiesa ai fedeli durante l’anno liturgico. Le stesse indulgenze particolari – oltre a quella plenaria legata al pellegrinaggio – rinnovate continuamente nel corso dei secoli dai Sommi Pontefici per l’Annunciazione, l’Assunzione la Natività di Maria e l’Immacolata Concezione dicono chiaro con i fatti che la pietà popolare ha sempre avuto come riferimento e centro il tempo liturgico e la celebrazione dei sacramenti della Riconciliazione o penitenza e dell’Eucarestia.
La prima descrizione dettagliata della celebrazione annuale dell’Apparizione in Santuario l’abbiamo nell’edizione 1626 dell’Historia di Paolo Morigi, curata dai deputati della Schola S. M. (pp. 60-62).
Con tutta probabilità lo svolgimento della festa che ci vien fatto conoscere era già radicato in una tradizione di molti decenni, per non dire secolare, come si conferma ripetutamente anche nelle successive storie di Francesco Belluomo (1645).
Come, dunque, si celebrava l’Apparizione?
La solennità viene annunciata dal suono delle campane alcuni giorni prima.La vigilia comincia con la processione dei primi vespri solenni e si caratterizza la sera “con fuochi e salve di mortaretti” e soprattutto con la veglia delle donne, la notte “nel Sacro Tempio, e avanti alla miracolosa Apparitione. Arde perciò accesa nel Tempio quantità grande de lumi, che con chiaro emolo del giorno perseguitano ne più secreti angoli le tenebre. Tutti gli ingressi del tempio, del Sacro Fonte, et Apparitione miracolosa, sono custoditi da guardie di gente armata, le quali non danno adito d’entrare solo che alle donne, restando tutti dell’altro sesso esclusi“. (Belluomo, 1645)
La processione della mattina del 26 maggio per la Messa solenne dell’Apparizione con la musica, tra il 1626 e il 1645, non viene più tenuta ma rimandata ai secondi vespri “per apuntar giusto l’hora fortunatissima dell’Apparitione…
 




Un acquerello raffigurante le macchine per i fuochi d'artificio erette sul piazzale del Santuario nell'800
 
Alla 21 hora poi, hora precisa nella quale la Vergine apparì, un lieto sonar di squille da tutte le torri dentro, e fuori della Terra, un toneggiar di falconetti, e mortari, un non so qual Celeste brio per l’aria riempie gli animi d’ognuno di riverenza, di tenerezza, di giubilo, onde nelle case, nelle Chiese, per le strade, per le campagne, cadono ginocchioni per terra, riverendo, e ringraziando mille volte quell’hora si fortunata, che ben diresti apparir quasi di novo, di anti a ciascuno la Vergine: l’Hinno della quale Te Dei Matrem Laudamus nella di lei Chiesa in questo mentre con maestevole armonia di voci, e di stromenti musici si canta, incensandosi il luogo dove apparì, e dalle parti sotterranee, destinate l’una per gli huomini, l’altra per le donne, e aspergendosi il popolo con l’acqua del miracoloso Fonte, di vantaggio corrono tutti a bagnarsi di quest’acqua pretiosa alli Lavelli, e Fonti ciascuno con segni di tanta divotione, che versano lagrime di tenerezza. (Belluomo, 1645).
Il Papa Gregorio XIV (Nicolò Sfondrati, già vescovo di Cremona) “persuase ed ottenne dal clero e popolo di Caravaggio la particolar osservanza di tutta l’ottava, dal dì solenne della Santissima sua Apparizione ad aumento di maggior culto”.
Il 13 aprile 1904 la Sacra Congregazione dei riti approva e il Papa san Pio X concede l’onore e il privilegio di Messa e Ufficiatura propria in onore dell’Apparizione, i cui testi sostanzialmente sono quelli preparati da Giuseppe Quadri, sacerdote cremasco, vincitore di un concorso nazionale nel 1899. In precedenza la Messa dell’Apparizione era celebrata con formulario della Natività di Maria Vergine, mutando nell’orazione colletta soltanto la parola Nativitas in Apparitio.
Attualmente la festività dell’Apparizione viene celebrata in modo più sobrio, ma gli elementi essenziali che ci giungono dalla lontana tradizione sono conservati: una frequentatissima novena di preparazione, i primi vespri, con la ripresa (Giubileo dell’anno 2000) di una veglia serale della comunità parrocchiale di Caravaggio il 25 maggio; la Messa pontificale del mattino; la “memoria” dell’evento tramandataci dall’antica pergamena che comincia con le parole Deo optimo maximo, il suono delle campane a distesa e quello dell’organo, l’aspersione con l’acqua del Sacro Fonte ai malati e ai fedeli all’interno e all’esterno della Basilica, il canto solenne dei vespri, e – come sempre – un grande concorso di devoti, il giorno 26 maggio.

 

Il pane benedetto
 
Una singolarità della festa dell’Apparizione, che risale a molto lontano, è la distribuzione dei piccoli pani azzimi impastati con l’acqua del Sacro Fonte o michini.
Ecco come la descrive l’ “Anonimo barnabita” (1739) nella sua Storia del Santuario:
Primitivo uso de’divoti fedeli già era, di venire in cotesto dì al Sacro Fonte co’ vasi, e ripeni d’acqua d’esso Fonte riportaseli alle Case, per valersene di soccorso nè bisogni, e ne’ malori, ed in vero usata con fede, non fallivano alla pia speranza gli effetti. Ma come l’acqua col lungo tempo si rendea difficile a conservarli, così da’ Signori Presidenti fù pensato, che forse a tal difetto a bastanza provveduto avrebbesi, se coll’acqua dello stesso Fonte piuttosto s’impastasse pane.
Si cominciò dunque, si venne alle pruove, e le pruove mirabilmente corrisposero: anzi corrisposero, e corrispondono non solamente quanto al conseguimento felice delle Grazie, che si bramano, trà le quali, di antica, e sempre mantenutasi isperienza, famosa è quella di far abbondare il latte alle nodrici, se ne scarseggiano”. Alla Vigilia dell’Apparizione si porta il pane a benedire “al Tempio di Maria della Fontana. Sono tutte Zitelle del Paese quelle, che in altrettanti belli, e floridi Panerini, ò Corbelli regolatamente ricolmi lo portano”. Un sacerdote con i suoi ministri e chierici che recano il turibolo, l’aspersiere e la croce pronuncia quattro orazioni di cui l’ultima era così formulata:



I 'michini' (l'origine del 'pane benedetto' è antichissima) erano piccoli pani azzimi impastati con l'acqua benedetta del Sacro Fonte. A forma di cuore con l'immagine dell'Apparizione, erano distribuiti in cancelleria fino agli anni Sessanta.
 
“Signore Gesù Cristo, Figlio del Dio vivente, che sei il pane vivo disceso dal cielo, benedici e santifica questi pani, qui recati in onore della Beata Maria sempre Vergine, e concedi per sua intercessione che dovunque siano mandati e conservati al fine di difendersi dalle malattie e ogni insidia del diavolo e contro il fuoco divorante, le malattie i malefici e il fuoco vengano meno e totalmente si estinguano.
Santa Maria, santifica questo pane: per la tua santa benedizione chi ne mangerà recuperi la salute.
Santa Madre della grazia e della misericordia, infondi la tua benedizione in questo pane e divenga come fuoco bruciante contro i demoni, distruggendo tutte le future opere di satana.
Santa Maria, fa che nel nome tuo e nel nome del tuo diletto Figlio e dello Spirito Santo otteniamo tutto ciò che domandiamo nella preghiera. Amen”.
Prosegue l’ ”Anonimo barnabita”, dal quale abbiamo tratto la descrizione della benedizione del “pane miracoloso”:
Il pane benedetto veniva poi distribuito la mattina seguente dopo la gran Messa riservandone un certo quantitativo a soddisfare le pie istanze de’ numerosi devoti, che mandano o vengono al Sacro Fonte fra l’anno, e singolarmente in occasione dell’altre due feste solenni Natività ed Assonzione di Maria.
La benedizione e la disponibilità dei michini durò ininterrotta fino a tutti gli anni Cinquanta del secolo scorso. Rimane ancora per un eventuale museo del Santuario uno dei sigilli d’ottone per bolare li michetti.


Esorcismi al Santuario?

Nella prima edizione (1599) della sua Historia, riportando le innumerevoli grazie di guarigione segnalate, Paolo Morigi fa un rilievo interessante ma ancor più significativo nella lunga storia di santa Maria del Fonte in Caravaggio: le persone maleficiate che qui accorrevano, senza bisogno di esorcismo si ritrovavano liberate, o bagnandosi soltanto nell’acqua del Sacro Fonte oppure semplicemente bevendo di quest’acqua benedetta. Non risulta d’altra parte che al Santuario, oltre ai sacerdoti addetti al ministero delle confessioni, vi fossero uno o più sacerdoti designati per un ministero stabile di esorcista.
Nel 1881 tuttavia L’Illustrazione Italiana pubblica una serie di articoli dei medici Camillo Terni e Pietro De Toma, con varie figure e molte immagini, su Gli indemoniati alla Madonna di Caravaggio.
Venendo al Santuario, osservano che in molti casi guarigioni da malattie reali sembrano avvenire anche con la sola invocazione della Beata Vergine di Caravaggio o la sola visita al Santuario per ottenere la grazia, senza necessariamente la mediazione o dell’acqua benedetta o del piccolo pane azzimo o dell’olio della lampada della Madonna. Rimangono dunque attratti, a loro volta dalle guarigioni sbalorditive che appassionano maggiormente l’animo dei devoti, … che hanno reso celebre questo Santuario, (e che) riguardano le malattie del sistema nervoso e la pazzia. Riferiscono senza particolare commento questa notizia: Un caso di afasia isterica guarita miracolosamente nel cantare le litanie innanzi alla cripta della Madonna, e proprio alle parole Sancta Maria, ora pro nobis, levò gran rumore fra i pellegrini accorsi al Santuario nel maggio 1879, e venne divulgato dal sacerdote Monticelli di Bergamo in una corrispondenza a L’Osservatore cattolico (8-9 maggio 1879, n. 106).
E’ bene ricordare che la fede e la Chiesa hanno sempre vegliato e vegliano ad impedire speculazioni e abusi, e che anche al nostro tempo culturalmente evoluto l’industria fiorente del paranormale non è ecclesiastica. Rigide sono le norme che regolano l’autorizzazione del ministero di esorcista e la celebrazione degli esorcismi, come dimostra il Rito degli esorcismi e preghiere per circostanze particolari emanato dalla Conferenza Episcopale Italiana (2001).
 

 

Il più antico ex voto conosciuto
 
Non è possibile non citare il più antico ex-voto che finora si conosca (fine '400?), e che non si trova in Santuario a Caravaggio ma su una parete della chiesa di sant'Andrea a Melzo. Di grande interesse, oltre alla raffigurazione della Madonna con Giannetta, il fonte "mai visto prima" e il fascio d'erba, la motivazione della "grazia ricevuta" (guarigione da malattia) e la probabile persona del "miracolato": Sancta Maria da la fontana da Caravazo. Essendo una certa persona incorsa in grandissima infirmitate ha auto ricorso a queste piissime devotione e subito Dei gratia è liberata. Il “miracolato” è un personaggio della corte ducale? Sullo sfondo dell’affresco, il castello di Caravaggio con la via che da porta Vicinato si volge 1'una verso il prato Mazzolengo e 1'altra in direzione di Treviglio.
Analoga raffigurazione, con gli stessi elementi iconografici e ambientali, rende altrettanto interessante l’ex-voto che si vede nella cappella della Madonna di Caravaggio nella chiesa della Passione in Milano e che proviene dall’antica edicola che si trovava in Porta Orientale, borgo Monforte. L’affresco è attribuito al Bramantino (Bartolomeo Suardi, 1465-1536 circa).

 

La devozione all’immagine
 
L'irradiazione della notizia dell'Apparizione e del suo messaggio, soprattutto la fama dei "miracoli" deve aver avuto da subito un'estensione molto ampia, oltre che immediata. La conferma viene già dalla relazione fatta a Cremona nel luglio 1432: in grazia dell'Apparizione quelle terre hanno cominciato a brillare e risplendere per i prodigi che avvenivano, e crebbe devozione così grande che a quel luogo affluiscono fedeli da ogni parte cui sia pervenuta la fama di essa.
E non si tratta di esagerazione, come si potrebbe sospettare. Secondo la nota dei "miracoli" e delle "grazie ricevute" ritrovata nel 1603 e contenuta in un "memoriale antico" scritto in lingua latina è già documentatoche i fedeli che accorrono alla fonte miracolosa, fin dal mese di luglio 1432 a tutto il 15 maggio 1433, giungono davvero da ogni parte: città o paesi delle diocesi di Milano, Bergamo, Lodi, Pavia, Mantova, Varese; dal Lago Maggiore e dalla Valtellina; dai territori di Parma, Piacenza e Valnure, Fiorenzuola, Carpi, Reggio, Bologna, Imola; da Novara, Tortona, Vercelli, Torino, Chieri, Saluzzo, Acqui, Valsesia; dalla Savoia e dalle terre di Genova; da Macerata nelle Marche e dall'Abruzzo; e arrivano addirittura numerosi pellegrini dalla Provenza… Giungono o passano uomini d'arme o di corte di Firenze, di Napoli, delle Puglie, dalla Spagna, dalla Germania... e c'è perfino un prete della Polonia. Pochissimi sono segnati dai paesi vicini, e nessuno dei "miracoli" registrati riguarda per quegli anni persone di Caravaggio.
 

I fatti straordinari spiegano la spontanea rapidità iniziale dell'afflusso dei malati e dei pellegrini e, a loro volta, favoriscono anche il diffondersi della devozione all'immagine dell'Ap­parizione specialmente con la costruzione di edicole, cappelle e santuari. Incredibile il numero di raffigurazioni dipinte su muro.
Non c'e regione dell'Italia settentrionale, dal Piemonte alla Liguria, dalla Lombardia alle Venezie, dall'Emilia alla Campania e alla Sicilia in cui la Madonna di Caravaggio non abbia devoti e luoghi di venerazione.
Tra i tanti, per antichità si segnalano Novara (1494, e fors'anche prima durante la permanenza di Marco Secco come podestà e rappresentante del duca di Milano), Chiari (tra il 1500 e il 1600), Napoli (dai primi del '600). A proposito di Napoli è da tener presente che la marchesa di Caravaggio Costanza Colonna, figlia di Marc’Antonio Colonna il vincitore di Lepanto, aveva la sua casa in Napoli a Chiaia. Nel palazzo della sua famiglia in piazza Santi Apostoli a Roma per dieci anni (1592-1602) aveva dimorato come teologo consultore, cappellano di palazzo e assistente spirituale san Giuseppe Calasanzio, pioniere in Europa della scuola popolare e gratuita. Il santo fondatore delle Scuole Pie nel 1627 aprì una sede per il noviziato dei suoi futuri maestri nel rione Caravaggio vicino a Porta Reale in Napoli; dall’anno precedente centinaia di ragazzi avevano cominciato a frequentare la scuola nel rione napoletano della Duchesca e molte erano le richieste per aprirne altre. A Chiaia in casa della marchesa di Caravaggio fu ospite per qualche tempo – bandito da Roma e di ritorno da Malta – anche Michelangelo da Caravaggio: fatti che spiegano, più di altre congetture, perché vi sia un altare dedicato alla Madonna di Caravaggio nella chiesa dei Barnabiti, subentrati agli Scolopi a Napoli, e perché qualcuno abbia attribuito il dipinto dell’Apparizione a Michelangelo Merisi.
La chiesa ora parrocchiale nel quartiere di Napoli Barra, annessa alla villa Pignatelli-Monteleone e ancor oggi parte integrante di essa, risale al duca Ettore Pignatelli che fece edificare un oratorio dedicato alla Beata Vergine di Caravaggio implorando per sé e per i suoi familiari dal Papa Clemente XIII (20 gennaio 1767) un’indulgenza a modo di suffragio ogni volta che fosse celebrata la Messa all’altare della Madonna. La tela settecentesca raffigurante l’Apparizione che si trova sull’altare maggiore è attribuita alla scuola di Francesco Solimena.
Ultimamente in Gabianeta (Gabbioneta) terra su ‘l Cremonese, scrive Francesco Belluomo nel suo Il Sacro Fonte (Codogno, 1645, p. 186) presso alla riva del fiume Oglio, dove in una capelletta era stata eretta un effigie di lei, che operando diverse gratie miracolose mosse la divotione del popolo, ad ergerle ivi una divota Chiesa, come si fece, sì che pare, si possa rassomigliare in qualche modo alla Madonna principalissima di Loreto, le cui Imagini ancora sogliono essere miracolose.
A Parma nella chiesa di san Vitale si venera un immagine secentesca della Madonna di Caravaggio, voluta dalla duchessa Dorotea Sofia di Neuburg, sposa di Odoardo II Farnese duca di Parma e Piacenza.
La devozione alla Madonna di Caravaggio a Palermo, invece, è relativamente recente (1898).
 

Il “velo” della Madonna
 
Una forma diffusa di devozione all’immagine della Madonna qui apparsa è attestata fin dal 1597 – e quasi sicuramente non si tratta di un inizio – col dono di una preziosa“reliquia del sacro velo” fatto dal vescovo di Novara Carlo Bascapè all’oratorio di san Rocco, sede dei Disciplini di san Giovanni, dove c’è un altare veneratissimo dedicato alla Madonna di Caravaggio. Il “velo” non era altro che una parte delle sottovesti di tessuto pregiato che rivestivano il manichino dell’Apparizione al Sacro Speco, portato o inviato nella casa dei devoti dal Santuario stesso. Sotto l’immagine della Madonna di Caravaggio, alla quale si attaccava un pezzo di stoffa di vario colore, si accompagnava un’attestazione del tipo di questa , rilasciata in data 22 novembre 1752: Attesto io, sottoscritto prefetto della ven.da chiesa di Nostra Signora del Sacro Fonte di Caravaggio, che la Camiscia sigillata ed annessa a questa mia sia stata indosso alla Sacra Statua della Beatissima Vergine, che si venera in questo Augustissimo Santuario. In fede ecc. don Gianbattista Canziani Prefetto.

 


L’incoronazione dell’Immagine della Madonna

 
Due anni durò la preparazione per la solenne coronazione dell’immagine della Madonna apparsa a Giannetta e dei festeggiamenti di circostanza.
Da quando (1708) arrivò da Roma ai Deputati della Schola S. M. la notizia che il Capitolo della Basilica di S. Pietro, esecutore delle volontà testamentarie di Alessandro Sforza, aveva la più bella delle tre corone d’oro destinate ai più celebri santuari della Vergine Maria – e perciò al Santuario di Santa Maria del Fonte – si cominciò, a cura della Schola S. M. con l’aprire le mura del Borgo in dirittura della Basilica, tracciando un tratto di viale di congiungimento alla strada dritta che già portava all’ingresso principale della Chiesa ed edificando una porta monumentale: Porta Nuova.
Per il 1710 si allestiscono addobbi trionfali dentro e fuori la nuova porta con varie iscrizioni latine, inneggianti a Roma, dalla quale veniva la corona, e alla Casa Sforza Visconti del marchesato di Caravaggio.
Le iscrizioni sull’arco trionfale al termine del viale e sopra la porta principale della Basilica esaltano la Vergine Maria coronata e Alessandro VIII Sforza che le aveva destinato il diadema. Anche le porte del tempio vennero addobbate e ornate di simboli e scritte.




La corona preparata dal Capitolo della Fabbrica di San Pietro in Vaticano per l'Incoronazione della Madonna nel 1710
 
Giovanni Maria Tadino, l’ ”Anonimo barnabita” che scrisse appositamente la cronaca dettagliata dell’avvenimento, annota nella sua Storia dell’origine, progresso e prodigi del Santuario di N. Signora di Caravaggio:
Non si trascurò di rinovare in molti luoghi del Tempio gli stucchi, le indorature, i freggi; si lustrarono i pavimenti, le vetriate, le statue, le mura, i marmi; si provvidero d’ogni convenevole arredo tutti gli altari; si lavorarono tinte in chermisi 3500 braccia di damasco a disegno, esprimente Maria apparita a Giovannetta; stimarono bene di esporre al pubblico la strabondevole quantità di Voti d’argento ed oro, ma con bell’ordine distribuiti in più di cento tavole, e queste in varie tinte vagamente inverniciate, e colorite; ed i gran volti del Tempio a incredibile consumo di sete in colori d’ogni sorta, con tal diligenza, ed artificio così fare li fecero soppannati, che sembravano lavorati a pennello di miniatura.
Tre giorni, 28. 29. 30 settembre, durarono i festeggiamenti.
Il vescovo di Cremona e legato del Pontefice Clemente XI, mons. Carlo Ottaviano Guaschi, giunse il 27 settembre.
Fù egli incontrato a’ confini di Crema da quasi tutta la Signoria del Castello, montata a cavallo, il principale della quale era il signor presidente al Santo Luogo, dell’illustrissima già rinomata famiglia Secca; seguitavano in varie carrozze, oltre lo reverendissimo Padre abbate Cistercense co’ suoi Monaci, altri titolati Sacerdoti, semplici Preti, Secolari, e Regolari il cocchio di Mosignore, cui precedendo la decorosa vanguardia della Cavalleria sudetta, sotto il suono di tutte le campane, così fu introdotto in Caravaggio, e da Caravaggio a dirittura par la gran strada reale fino al Tempio di Nostra Signora servito. Alla porta principale d’esso Tempio la piena residenza di quel Clero, in tutta forma lo accolse, il signor Prefetto a tutta norma lo complimentò, indi successivamente corteggiato al faldistorio, in Cappella maggiore, dove adorò, ivi in tanto a più cori di musica le Litanie con la Salve vi udì, e poscia calatosi nel Santuario disposto a vista del privato levamento della sacra statua di Nostra Signora, che per mano del signor Prefetto, e suoi Ministri si fece per collocarla come in trono sopra ricchissimo alto palco, situato al lato dell’Altar maggiore, vagamente illuminato a più cerei, e lampadi, e lumiere ardenti; con ciò a sera già molto avvanzata terminò Monsignore la giornata prima del futuro arrivo.
La corona, depositata nella chiesa parrocchiale di Caravaggio, fu processionalmente portata al Santuario il giorno 29 settembre, “il più festivo”.
Allora Monsignore chiamato il Notajo e testimoni ordinò che in ogni più giuridica forma si rogasse l’atto del consegnarla, ch’egli faceva per delegazione di Roma a’ signori Presidenti della Chiesa di Nostra Signora di Caravaggio, a nome de’ quali fu ricevuta da quel signor Prefetto, che la ripose sulla Mensa dell’Altar maggiore, espressamente dichiarando, come voleva, che coronato il Capo di essa statua di nostra Signora, vi rimanesse, per sempre, senza arbitrio ad alcuno, o di levarla o di alienerla giammai.
Al termine della Messa pontificale, la cerimonia dell’incoronazione:…Salitovi poscia anche Monsignore illustrissimo in tutta parata vescovile, con l’assistenza di Monsignor Arciprete, ed altri più scelti del Clero, profondamente inchinata la sagratissima statua, genuflesso l’adorò, l’incensò; poi intonato l’inno: Te Matrem Dei laudamus, alla prolazione del quale, ecco s’udì un ripiglio di Paradiso da tutti i cori; ecco tutte le campane toccarono a festa, e più ordini di regolare fila di mortaretti fecero salve vivaci; nel frattanto di ciò, da uno de’ suoi Ministri, ricevuto nelle proprie mani l’augusto diadema, trà li giubili e affetti e tenerezze verso Maria di tutto il gran popolo, che di contentezza piangea, finalmente il prelato arrivò al glorioso preggio di coronarle il Capo.
La statua coronata venne nel sotterraneo antico Santuario riportata dopo i solenni Vespri alla sera del 30 settembre. Il vescovo dappoi che coronatole il capo, col più riverente rispetto supplicò la Sovrana clementissima per l’aggradimento d’una preziosa Crocetta d’oro gemmata che le offerì a ornamento del collo. Un anello di diamanti, arredi, somme di danaro arricchirono per l’occasione il “tesoro della Madonna”.
Ad ammirare e festeggiare la Madonna incoronata tanto v’intervenne di popolo, da fecondarne un intero Stato, e tanto pur anco di nobiltà da formarne la corte d’un gran Re.


Altre forme di devozione
 
La prima forma di devozione che si è venuta sviluppando è il pellegrinaggio individuate e collettivo al luogo dell'Apparizione o in ogni luogo dove l’immagine della Madonna di Caravaggio è particolarmente venerata; il gesto più significativo della visita al Santuario è stato per secoli il "lavarsi alla fontana". Non si deve dimenticare che il riportare alle proprie case l’acqua o i pani benedetti (i famosi "michini" impastati azzimi con l’acqua del Sacro Fonte) è pure l’equivalente del contatto fisico e spirituale con l’acqua sgorgata là dove la Vergine apparsa lasciò le impronte della sua presenza, e come una continuazione dell’incontro straordinario avvenuto “nel luogo dove posarono i suoi piedi”.

Il Santuario è da sempre meta privilegiata dei 'pellegrinaggi degli ammalati'. Alcune toccanti immagini della fine degli anni Cinquanta
Il Santuario è da sempre meta privilegiata dei 'pellegrinaggi degli ammalati'. Alcune toccanti immagini della fine degli anni Cinquanta
Il Santuario è da sempre meta privilegiata dei 'pellegrinaggi degli ammalati'.
 

La riconoscenza
 
Bisognerà un giorno fare anche tutta la storia della diffusione di dipinti, statue, ma soprattutto stampe raffiguranti 1'Apparizione, il Santuario e le principali “legende” delle più famose grazie ricevute.
La narrazione di esse è sempre stata consegnata agli ex-voto, siano essi la rappresentazione figurativa dell’evento “miracoloso” con solo la sua data o una essenziale memoria o ancor più sovente un cuore o un simbolo che esprimono la riconoscenza che non dimentica.
Delle migliaia e migliaia dei ricordi di “grazie ricevute” pochissimi si sono conservati, e forse nemmeno i più significativi o più attraenti dal punto di vista artistico. Un tempo la Basilica ne era ripiena; oggi c’è un’esposizione di qualche migliaio fra quadri e cuori, alcuni dei quali hanno molto più di cento anni; tanti quadri e resti di protesi necessarie nel tempo dell’infermità offerti dopo la guarigione si trovavano sopra i cornicioni dei portici. Innumerevoli ne restano ancora nei depositi del Santuario, e ad essi vanno continuamente ad aggiungersi quelli che vengono portati quasi quotidianamente.
Continuamente non cessano di essere elargite da Nostra Signora della “fontana dei miracoli” le grazie straordinarie, senza dimenticare che ogni giorno qui si ottiene, spesso in modi imprevisti e imprevedibili, “la grazia delle grazie”, che è la conversione del cuore e la rinascita a vita cristiana nuova o quella della perseveranza sulla via della santità evangelica.
Nell’Ottocento, ad esempio, si pensò di pubblicare a stampa e con cadenza quasi annuale dal 1881 al 1898, una serie di “grazie ottenute recentemente dalla Madonna Santissima di Caravaggio”.
L’edizione della rivista Il Santuario di Caravaggio a partire dall’anno 1897 rese meno necessaria la pubblicazione di quel tipo di raccolta-memoria, perché la rivista stessa per molti decenni continuò ad ospitare e segnalare le “grazie ottenute” proprio sulle sue pagine. Da molti anni però la rivista del Santuario non riporta più notizie di “grazia ricevuta”, non perché la Madonna non faccia più “grazie” ma – verrebbe da pensare – per una specie di “discrezione religiosa”; non certo perché non si conoscano attraverso tanti scritti spontanei e fotografie lasciate incessantemente dai pellegrini, grandi e piccoli, o mandate al Santuario sia le invocazioni di aiuto e protezione rivolte alla Vergine sia le espressioni della più riconoscente gratitudine.

 




Alcuni ex voto molto significativi

Alcuni ex voto molto significativi

Alcuni ex voto molto significativi   


La pietà
 
Un cenno solo alle confraternite di santa Maria della fontana che, oltre a quella preesistente di santa Maria "succurre miseris" in Caravaggio - divenuta con l'Apparizione la Schola di santa Maria "della fontana" - sono sorte in epoca diversa a Lodi (nella chiesa dei barnabiti), a Chiavari (1726), a Milano nella chiesa di santa Maria della Passione, a san Giovanni diGalilea (diocesi di Forlì).
Durante 1'episcopato di monsignor Geremia Bonomelli nel Santuario di Caravaggio si volle erigere una Congregazione in onore di Maria Santissima ("Confraternita della Madonna Santissima di Caravaggio"), i cui statuti vennero esaminati e approvati dal vescovo nell'anno 1888. Il Papa Leone XIII le attribuì il grado di “arciconfraternita” e arricchì di indulgenze l’appartenenza ad essa. Non risulta che questa confraternita abbia avuto vita vigorosa. Il vescovo monsignor Giovanni Cazzani in un certo senso la fece rinascere istituendo la Pia Unione della Beata Vergine di Caravaggio.
Non è pensabile che, in corrispondenza alle attuali esigenze dei tempi, anche questa espressione della devozione alla Madonna di Caravaggio possa rifiorire?
Dal 1906 viene diffuso un Manuale di pietà pei divoti della Madonna Santissima di Caravaggio, più volte ristampato anche con diverso titolo fino agli anni Cinquanta del secolo scorso. E’ una “raccolta di preghiere” con l’unico intento di “promuovere il culto e la divozione della Madonna SS. di Caravaggio e … giovare alla pietà dei divoti visitatori del Santuario”. Non un libro nuovo, ma una raccolta delle preghiere recitate comunemente da ogni cristiano e, soprattutto di quelle care alla preghiera personale dei devoti alla Madonna di Caravaggio per ogni giorno della settimana, durante la visita o pellegrinaggio al Santuario, nell’ ”Ora di Maria”, e infine con il Rito per la benedizione del pane fatta coll’acqua del Sacro Fonte, che si distribuisce ai fedeli.
In precedenza, nell’ultimo decennio dell’Ottocento, una raccolta di poesie con musica era stata pubblicata quale Tributo a Maria Santissima di Caravaggio per cura del sacerdote Benedetto Andreola.

Esempi di cartoline e immagini del Novecento
 
Esempi di cartoline e immagini del Novecento
Esempi di cartoline e immagini del Novecento
 


Grandi pellegrini pellegrinaggi e feste

 

18 settembre 1838
 
Visita dell’Imperatore d’Austria, Ferdinando I, con la consorte Maria Anna Carolina: sostano in preghiera al Santuario, acclamati da tutto il popolo. A memoria “dell’onore che S. Maestà si è degnata di rendere a quel Santuario coll’averlo divotamente visitato ed essersi poscia degnato di prendere conforto di cibo in una sala contigua” l’Amministrazione progetta una lapide e l’iscrizione da farsi incidere e riporre nel luogo designato. “Rifusa in miglior forma per cura dell’I. R. Epigrafista aulico” verrà collocata in Santuario a lato dell’ingresso della sagrestia maggiore.
 
25 giugno 1879
 
Pellegrinaggio dei parroci e coadiutori della Lombardia e di altre Regioni italiane “per firmare una protesta contro il progetto di legge sulla obbligatorietà della precedenza del contratto civile al matrimonio religioso”. Durante la giornata furono raccolte 634 firme e adesioni. Durante la Messa solenne in Santuario tenne un’infuocata omelia il giovane parroco di Castelletto di Novara, sacerdote Achille Ruffoni; durante il pranzo si fece una colletta per le vittime delle recenti inondazioni.
 







L'arazzo raffigurante la Madonna di Caravaggio conservato nella Parrocchiale dei SS. Fermo e Rustico
 
Non si poté tenere l’adunanza in san Bernardino a Caravaggio perché l’amministrazione dell’ospedale civile negò all’ultimo momento l’accesso ai convegnisti, ai quali- ritornati in Santuario – parlò il dott. Luigi Nicora di Milano, illustrando la “petizione-protesta” da presentarsi al Senato contro l’interdizione dell’insegnamento religioso nelle scuole elementari (legge Taiani), e dando istruzioni adeguate circa le difficoltà a tenere processioni religiose. Il convegno siconcluse col Rosario al Sacro Speco davanti alla Madonna.
Sempre nel 1879 cinquantamila persone, guidate dai Vescovi lombardi, vennero pellegrini al Santuario per implorare dalla Vergine che il progetto di legge sul divorzio non passasse nella legislazione italiana.

1910

 
Festeggiamenti per il secondo centenario dell’Incoronazione della statua della Madonna dell’Apparizione: durarono tre giorni, 27, 28, 29 settembre, con la partecipazione di tutti i Vescovi della Lombardia, a capo dei quali l’arcivescovo di Milano card. Andrea Ferrari e il vescovo di Cremona mons. Geremia Bonimelli con il suo ausiliare. La celebrazione delle Messe fu accompagnata dalla Schola Cantorum del Seminario di Cremona, dalla Cappella del Duomo di Milano, dalla Cappella di Santa Maria Maggiore di Bergamo (direttori F. Caudana, S. Gallotti, A. Donini). Nel pomeriggio del 27 tenne un ammirevole concerto il famoso maestro Marco Enrico Bossi; a sera un altro concerto a due organi fu eseguito dall’organista del Duomo di Milano m. Cattaneo e dal caravaggino prof. Giuseppe Zelioli, organista di Lecco. Naturalmente non mancarono spettacolari fuochi d’artificio e concerti di corpi bandistici sul piazzale. Per la circostanza si edificò il nuovo obelisco marmoreo che ricorda il furto sacrilego “miracolosamente” smascherato nell’anno 1450.
 
Dal 1908 al 1928
 
Durante questi anni,don Luigi Orione, canonizzato il 16 maggio 2004 da Giovanni Paolo II, organizza e anima pellegrinaggi della sua diocesi di Tortona al Santuario di Caravaggio, impressionanti per il numero di partecipanti e per la fervorosa devozione del loro svolgimento.
Negli anni 1908-1914 arriveranno anche con treni speciali quasi diecimila persone. Il 26-27 maggio del 1911 don Orione era giunto dalla Sicilia da vicario generale della diocesi di Messina, dove il Papa san Pio X l’aveva inviato in seguito al terribile terremoto che aveva quasi distrutto la città. Dopo la lunga pausa durante la prima guerra mondiale del 1914-1918 e l’interruzione nei tristissimi anni del dopoguerra, nel 1928 don Orione riprende a organizzare treni speciali per i suoi pellegrinaggi al Santuario. Vi condurrà ancora circa 2500 persone.
Quasi sempre i pellegrinaggi avvenivano nei giorni dell’Apparizione, e spesso erano presieduti dal vescovo di Tortona accompagnato da un buon numero dei suoi presbiteri. Suscita ammirazione il fatto che la maggior parte dei pellegrini sono uomini, che pregano e cantano guidati dai loro sacerdoti in processione lungo il viale, e ascoltano le loro meditazioni in chiesa come in un ritiro spirituale. Passano la notte vegliando e dormendo in qualche modo sotto i portici del Santuario se non ci sono posti negli alberghi. Il giorno della partenza si celebra l’Eucarestia e si fa la Comunione generale alle ore 4 del mattino prima di riprendere il treno alle 6.30. Nel 1913 i pellegrini vedono prodigiosamente guarito un fanciullo paralitico. La “Cronaca” della rivista Il Santuario di Caravaggio (1913, p. 221) così riferisce l’avvenimento: il fanciullo non poteva reggersi e da anni era portato dai suoi genitori. Qui disse a chi lo portava: “Lasciatemi andare, perché voglio camminare anch’io”; e camminò, e cammina ancora.
Per la sua grande devozione alla Madonna di Caravaggio don Orione farà edificare a Fumo (Comune di Corvino san Quirico, Pavia) un imponente Santuario a Lei dedicato, mettendo al lavoro con le maestranze edili anche i suoi futuri “sacerdoti della Divina Provvidenza”. Avrà la gioia di vederlo benedetto dal vescovo mons. Egisto Melchiorri e aperto al culto il 26 maggio 1939, a un anno esatto dall’inizio dei lavori. Don Luigi Orione morì quasi improvvisamente il 12 marzo 1940.
Il 25 maggio 1940 dal successore don Sterpi viene benedetto davanti alla Chiesa di Santa Maria del Fonte in Caravaggio il gruppo ligneo (scuola Moroder di Ortisei) che raffigura l’Apparizione, prima della partenza per il nuovo Santuario di Fumo, dove verrà collocato durante la festività del 26 maggio. L’immagine della Comparsa è incoronata in forma solennissima il 26 maggio 1954, Anno mariano.


L’azione muliebre

 
L’azione muliebre, periodico mensile dell’ala “moderata” del femminismo cattolico, pubblicato a Milano e diretto da Elena da Persico, solennizza il decennio della fondazione della rivista portando “il cuore votivo ai piedi di Maria, venerata al Santuario di Caravaggio”. Elena da Persico vi lascia un cuore d’argento “la cui teca raccoglieva tutti i nomi a noi cari” delle scrittrici, abbonate, sostenitori; dal Santuario invia un telegramma a Sua Santità Pio X, che fa rispondere dal Segretario di Stato Merry del Val. Alla risposta del Sommo Pontefice si aggiunge quella dell’arcivescovo di Milano, cardinale Andrea Ferrari. Un ampio resoconto del pellegrinaggio fu stampato sulla rivista Il Santuario di Caravaggio nel maggio 1911.
Elena da Persico ritorna ancora pellegrina in Santuario – dove fin dal 1910 e per altri dieci anni si fece voto di far celebrare nel mese di maggio una Messa in occasione della giornata de L’azione muliebre – nel 1932 V centenario dell’Apparizione, con una rappresentanza della rivista e alcune abbonate: per riprendere “con più lena il cammino, segnatoci dalle lezioni apprese a Caravaggio”.
 




Momento di riposo negli spazi del Santuario negli anni Cinquanta

 

Erano gli anni Venti e Trenta del 1900

 
“Tra le difficoltà che gli creano i bolscevichi e gli agrari da una parte e i fascisti dall’altra, il Vescovo (di Cremona, Giovanni Cazzani), forte e sereno e abituato a guardare le cose dall’alto, promuove pellegrinaggi di giovani al Santuario di Caravaggio, e i giovani rispondono a migliaia; e non solo i giovani, ma il forte della popolazione. La quale sa che il pulpito del Vescovo è il pulpito della verità, e ha imparato a conoscere la voce e quel timbro e quell’accento.” (Cesare Angelini, Ritratto di Vescovo, mons. Giovanni Cazzani, Pavia 1969).
Dagli anni Quaranta, grazie alla venerazione per il vescovo di Cremona e soprattutto alla devozione del cardinale Schuster e dei vescovi lombardi alla Madonna di Caravaggio, si tiene periodicamente la Conferenza Episcopale Lombarda. Cardinale e vescovi ritorneranno ogni anno per la loro Conferenza fino al 1953, anno della morte dell’arcivescovo Cazzani.
Altri convegni dell’Azione Cattolica lombarda o diocesana vedono convenire negli anni Quaranta-Cinquanta del dopo guerra ragazzi, giovani, uomini e donne a migliaia guidati dai dirigenti nazionali, regionali, diocesani e dai loro assistenti ecclesiastici.
Dagli anni Settanta inizia il ritiro del Venerdì Santo e la Via Crucis degli studenti (mattino e pomeriggio) e degli adulti di Comunione e Liberazione (con fiaccolata, alla sera).


L’Anno mariano 1988 
 
Il cardinale Carlo Maria Martini convoca i giovani della sua arcidiocesi in pellegrinaggio al Santuario.
In Porta Nuova a Caravaggio parla ai giovani, che percorreranno processionalmente il viale, l’on. Oscar Luigi Scalfaro, presidente della Camera dei Deputati della Repubblica Italiana. Giunti sul piazzale antistante il Santuario, dov’è allestito un grande palco, i giovani sostano per cinque momenti di riflessione: rendimento di grazie, lo sguardo a Maria, la chiamata, la logica del Regno, la fedeltà di Dio. Dopo la testimonianza del fedele laico Scalfaro, quella di don Luigi Giussani di Comunione e Liberazione. Concludendo l’omelia della Concelebrazione eucaristica il cardinale Martini rivolge direttamente a Maria le sue intenzioni e pensieri sull’Europa, sulla Russia (era il “Millennio della Rus’”) e sul mondo.
 




La confessione dei pellegrini sotto i portici del Santuario
 
Ricordando infine i dieci anni dalla morte del Papa Paolo VI, i vent’anni della enciclica Populorum progressio e la recente enciclica Sollicitudo rei socialis di Giovanni Paolo II, l’arcivescovo di Milano prega la Madonna di suscitare un autentico volontariato dello sviluppo dei popoli, fondato sui desideri e propositi di pace e sui sentimenti di dono e servizio caratteristici dei giovani.