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Dal V centenario alla visita del Papa
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Sessant'anni fra cronaca e storia, nei quali tuttavia si stenta a definire minore la cronaca che intesse la vita del Santuario, che non è mai ordinaria, per riservare alla storia soltanto alcuni degli avvenimenti che hanno segnato questi sei decenni.
La rassegna che seguirà subisce fatalmente due rischi: quello di omettere, perché per forza di cose deve selezionarli, dei fatti significativi, e di non ricordare tutte le persone che hanno lasciato un segno profondo pur se discreto; quello di non poter esprimere la storia interiore e segreta di tante anime che hanno attinto alla sorgente della salvezza che fluisce perenne in questo luogo fin dal lontano 26 maggio 1432. Come, per esempio, sottolinea Stefano Zurlo, giornalista, nel capitolo dedicato a “Caravaggio di Lombardia” nella sua Inchiesta sulla devozione popolare indicando questo come il luogo “dove il Nordovest scettico dà del tu a Maria”.

 

L'entusiasmo dei giovani accoglie il Papa il pomeriggio di sabato 20 giugno 1992
 

Le feste centenarie

La rassegna comincia naturalmente da là dove si era arrestata la narrazione di Giovanni Castelli (Il Sacro Fonte di Caravaggio, 1932): la celebrazione del quinto centenario dell'Apparizione, una serie di avveni­menti straordinari per la storia del Santuario.
Se ne ha la riprova scorrendo la rivista II Santuario di Caravaggio e il numero unico pubblicato dalla comunità locale Caravaggio alla sua Madonna nel settembre 1932, alla vigilia delle solennità aperte il 26 di maggio per concludersi il 29 settembre alla presenza del Legato e della Missione pontificia, e l'intervento - insieme con il vescovo di Cremona - di una corona di vescovi e il concorso di folle senza numero. Momento culminante delle celebrazioni religiose è l'incoronazione della nuova immagine dell'Apparizione.
Ma il centenario si caratterizzerà nel futuro per un fatto di portata storica: il passaggio (21 luglio 1932), dopo cinque secoli di autonomia amministrativa laicale, alla libera gestione amministrativa ecclesiastica nello spirito e nella lettera (articolo 27) dei Patti lateranensi.
Gli artefici del passaggio, che non mancò di suscitare qualche reazione, sono stati l’on. Tobia Ceserani, ultimo rappresentante della gloriosa Schola S.M., nella sua duplice qualità di presidente e podestà di Caravaggio; mons. Giovanni Cazzani, successore del primo vescovo di Cremona che riconobbe la veridicità dell'Apparizione autorizzando l’edificazione della chiesa e dell'ospedale di Santa Maria della Fontana.
In alcune cappelle della basilica furono eseguite pitture da Ambrogio Bolgiani, Gaetano Cresseri, Giuseppe Trainini e dal caravaggino Ferruccio Baruffi, per abbellirle ulteriormente e completarne il decoro.
L'anno centenario è l'anno della stampa dell'opera di Giovanni Castelli e della pubblicazione dell'altrettanto rigorosa monografia storica di Angelo Zavaglio (Crema, Buona Stampa): opere che finalmente danno soddisfazione a chi ricerca prove sicure, sia pure umane, di un evento operato dall’Alto.
 




La processione del 1932 nel V centenario dell'Apparizione

Il cardinale Ildefonso Schuster, legato pontificio, giunge al Santuario per i festeggiamenti del V Centenario dell'Apparizione il 26 maggio 1932
 
Di grande richiamo popolare fu pure la produzione del film ideato dal regista Giovanni Pettine di Isernia (Gian d'Isernia), La Madonna di Caravaggio, pellicola poi negletta perché superata dall'avvento della cinematografia sonora. Non se ne perse il ricordo, ma se ne persero le tracce. Solo negli anni 1989-90, grazie alle tenaci ricerche del rettore del Santuario mons. Vittorio Formento, il materiale poté essere recuperato presso i familiari del regista, restaurato e restituito alla visione, integrata con le musiche d'accompagnamento incise sui dischi dell'epoca. Il film, una piacevole presentazione della vicenda dell’Apparizione su una trama fedele ai canoni della tradizione nella prima parte, è impreziosito nella seconda parte da un documentario delle solennità conclusive del centenario. Tra le personalità si nota anche mons. Angelo Roncalli, allora nunzio apostolico, particolarmente devoto della Madonna di Caravaggio, il futuro beato papa Giovanni XXIII e il beato Ildefonso Schuster, arcivescovo di Milano.
Era forse la prima volta che la storia di un'Apparizione diventava soggetto di un film e che la documentazione intera di un fatto di cronaca celebrativa religiosa si traduceva in un saggio cinematografico professionale.
 


Patrona della diocesi di Cremona

L’anno 1962 costituisce un altro momento storico per il Santuario: la Vergine di Caravaggio, unitamente a sant'Omobono, è proclamata patrona della Chiesa cremonese dal vescovo Danio Bolognini.
Approvando il messale e la liturgia delle ore secondo il calendario proprio della Chiesa di Cremona, la Congregazione per il culto divino ne darà successiva riconferma nel 1987, arricchendo la liturgia eucaristica anche con i testi di una nuova Messa votiva in occasione dell'Anno mariano straordinario.
Ritornando al 1962, non si può non ricordare la giornata culminante della fase di preparazione al Concilio ecumenico Vaticano II, qui vissuta nell'incontro vigiliare di preghiera dei presbiteri della Lombardia insieme con tutti i vescovi della regione, presieduto dall'arcivescovo metropolita Giovanni Battista Montini (poi papa del Concilio, Paolo VI).
 

Il 550° anniversario dell'Apparizione

1982. Fu un anno vissuto intensamente, quasi suggello della felice ripresa della frequentazione del Santuario che si stava intensificando progressivamente dopo la stasi post-conciliare.
Anno mariano straordinario per la diocesi di Cremona.
La rivista del Santuario, a cura del comitato diocesano, ne promosse l’animazione teologico-spirituale e pastorale con una serie di inserti speciali raccolti poi insieme.
Fiorì, pure, in quell'anno un altro Santuario di Caravag­gio, in terra d'Africa a Tabaka (regione del Kisij, in Kenya), nella missione particolarmente cara ai cristiani della diocesi di Cremona per la presenza ventennale delle suore della Beata Vergine in ambito scolastico, e per l'opera dell'ospedale sostenuto fin dalla fondazione dalla carità cremonese, dedicato alla memoria del medico missionario Mario Marini, morto pro­prio in terra d’Africa dove si era recato per poterlo dirigere.
Dopo le scuole e l'ospedale, la chiesa: voluta anche questa dalla generosa carità cremonese nel 1982, dedicata a Nostra Signora di Caravaggio, progettata dagli architetti caravaggini Paolo e Salvatore Ziglioli.
Si tratta di una struttura mista di materiali prefabbricati in Italia, per essere montati in luogo da maestranze specializzate dirette da tecnici caravaggini, e di pietra locale lavorata e posata da operai africani della zona. Così concepita, la chiesa-santuario ha potuto essere ul­timata in tempi rapidissimi: l'11 febbraio 1985 vi si poteva già celebrare l'Eucarestia.
Nella chiesa, dotata anche di un piano terra per opere parrocchiali, vi è la cappella dove è venerata l’immagine della Vergine apparsa a Giannetta: un'opera d'intensa ispirazione artistica realizzata in marmo rosa del Portogallo dallo scultore Mario Toffetti.
Serve una cristianità di oltre ventimila cattolici e attualmente ha come parroco un sacerdote diocesano del Kisij. Grande, il concorso dei cristiani della regione alla festività dell’Apparizione il 26 maggio.