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Opere e giorni
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L’ospizio dei pellegrini

Nell’immediata vigilia della seconda guerra mondiale il Santuario viene finalmente dotato, su progetto dell'ing. Alessandro Scaglia di Cremona, di ampi locali per accogliere i pellegrinaggi di ammalati, per offrire un luogo di riposo e di ristoro a chi giunge qui pellegrino, e per un pronto soccorso: non più, dunque, ricovero sotto i portici e nei fienili dei vicini cascinali o soste nelle insufficienti attrezzature ricettive che per secoli avevano fatto l'aura paesana e creato il folklore campagnolo del Santuario di Caravaggio.
Nel cortile interno, quasi chiostro ideale, sorse un'edicola con il gruppo marmoreo dell'Apparizione (opera giovanile dello scultore Pietro Ferraroni, Cremona) per celebrazioni all'aperto. La consacrazione dell'altare avvenne il 13 ottobre 1940 alla presenza di 500 malati accompagnati in pellegrinaggio dall'Unitalsi.
Si era ormai in guerra. E in tempo di guerra, come già durante il primo conflitto mondiale, il Santuario è più che mai centro di preghiera e di speranza. Fotografie di militari al fronte, lettere (ancora custodite), ex-voto di scampati alla morte e alla prigionia inondano il Santuario, dove non vengono risparmiate né l'esperienza dell'occupazione militare né l’ospitalità per perseguitati politici o per militanti nella resistenza.
L'ospizio si rivelò ambiente ideale anche per convegni dell'Azione cattolica, per ritiri operai, per corsi di esercizi spirituali, attività per le quali venne usufruito fino agli anni Sessanta.
Divenne dal 1943 sede abituale della Conferenza episcopale lombarda.
Con l'animazione del rettore monsignor Alberto Bianchi nel settembre 1947 vi si tenne il Convegno dei rettori dei Santuari mariani d'Italia, provenienti dalla Liguria, Piemonte, Lombardia, Veneto, dal Divino Amore di Roma e dalla Santa Casa di Loreto, dall'Umbria e dalla Toscana.
Si era agli inizi dell'associazione che vedrà impegnati i rettori nel promuovere l’attuale rinnovamento della pastorale nei Santuari mariani, specie con i convegni nazionali organizzati dal Collegamento mariano nazionale.

 

Il sacro fonte

Nuove opere d'arte vengono realizzate durante gli anni 1950-52 nell'ambito del Sacro Fonte: il cuore del Santuario, lo spazio sacro dove la Vergine Maria apparve a Giannetta, là do­ve è scaturita la sorgente delle grazie.
Non aveva mai avuto una valorizzazione se non funzionale, come duplice piscina di guarigione e di purificazione per gli uomini e per le donne. Dismessa la pratica del "lavarsi devotamente nella fontana", era ancora un ambiente di passaggio devoto ma anche troppo poco decoroso.
Attualmente i mosaici del pittore Mario Busini e i marmi di Pietro Ferraroni, cremonesi, gli conferiscono una bellezza suggestiva, creando uno spazio di raccoglimento meditativo sull'evento che qui si è compiuto (la Madonnina, la fonte d'acqua) e di memoria con alcune testimonianze più emotivamente impressionanti di "grazie ricevute" (la “ghigliottina”, il catenaccio spezzato); spazio al centro del quale sta il “cuore”, che è il luogo stesso dell’Apparizione, da dove ancora sgorga l’acqua miracolosa.



I marmi del Sacro Fonte sono di Pietro Ferraroni
 


I Restauri


In vista del 550° anniversario venne maturando l’idea di un restauro "radicale" dell'esterno dell'edificio della Basilica. Di fatto, alla fine degli anni Settanta urgenze pratiche (umidità, intonaco) e motivazioni estetiche consigliarono la direzione del Santuario, in accordo con la Soprintendenza ai monumenti, di togliere dai muri il "giallo di Milano" che appiattiva il ritmo architettonico, confondendolo in un unico piano, e per riportare al presumibile stato originario le modanature di mattoni che campiscono le arcate. An­che le lesene vennero stonacate, lasciando il cotto a vista, con un risultato finale tuttavia discutibile e discusso. Polemiche e autorevoli perplessità si rifacevano alla ragione storica e artistica che l’intonacatura era di fatto “parte integrante e fondamentale della percezione visiva del monumento".
Diversi sono i criteri adottati per il restauro delle pietre e delle sculture della lanterna della cupola dall’arch. Giuseppe Napoleone della Soprintendenza per i beni architettonici di Milano, alla fine degli anni Ottanta.
A conclusione dei lavori una finissima mostra, anch'essa a cura e sotto la direzione della Soprintendenza di Milano, ne ha dato l’illustrazione documentaria e insieme didattica.
La mostra fu occasione per esporre: tre disegni di Pellegrino Tibaldi provenienti dalla Biblioteca Ambrosiana di Milano; quattro tele monocrome cinque-secentesche che ricostruiscono fatti concernenti la costruzione del Santuario, e alcuni dipinti del secondo Ottocento, che ne "fotografano" vari momenti architettonici e pittorici; la grande porta a sbalzo realizzata nel Settecento a chiusura del Sacro Speco. Le due artistiche ante quasi del tutto sconosciute, sono ora finalmente visibili da tutti sui battenti interni della porta centrale della Basilica.


 
Il Centro di spiritualità

In questi ultimi anni si potrebbe dire che il Santuario è un cantiere aperto senza soluzione di continuità. Non solo per le necessarie opere di adeguamento delle strutture logistiche (abitazioni dei sacerdoti) e dei servizi propri (direzione e segreteria pasto­rale, amministrazione-cancelleria), ma perché grazie ad una scelta determinante del vescovo monsignor Enrico Assi e del Consiglio per gli Affari economici, dopo maturo esame del progetto generale, si è passati alla fase di ristrutturazione di zone e ambiti in disuso o in stato di degrado ma da valorizzare per rispondere alle nuove e più sentite esigenze pastorali.
Una prima realizzazione: il recupero (1987) della penitenzieria, non più funzionante da anni a cappella per celebrazioni e piccolo auditorium, quasi un saggio dell’impegno maggiore che avrebbe comportato in seguito il recupero degli spazi dell'Ospizio da destinare al Centro di spiritualità.



La cappella del Centro di spiritualità. Fregi, sculture, vetrate e arredi sono opera di Mario Toffetti
 

Con la benedizione del vescovo, il Centro di spiri­tualità, nuovo non solo nelle strutture ma anche nella concezione, inizia le proprie attività (1989).
Per quasi trent'anni una situazione logistica sempre meno adeguata e una diversa temperie spirituale avevano reso l’ambiente disponibile solo all’accoglienza di gruppi di pellegrini e malati. Era necessario recuperare lo spirito delle numerose iniziative formativo-spirituali del periodo 1940-1960: il Santuario di Caravaggio non può essere soltanto meta di un pellegrinaggio, sia pure devoto, di poche ore per soddisfare il bisogno di rinnovamento sacramentale, per implorare una grazia per l'intercessione della Madonna e riportare a casa qualche ricordo, sacro e profano.
Il pellegrinaggio al Santuario è e deve diventare necessariamente una sosta di meditazione e di silenzio in un luogo d'incontro spirituale, in una scuola di preghiera. Contrariamente a quanto può apparire nelle giornate di massimo afflusso, al Santuario esistono ambiti e si può trovare il clima più favorevole per giorni di ritiro spirituale di persone singole e di gruppi; per corsi di esercizi spirituali per laici, sacerdoti, religiose e religiosi; per brevi periodi di vita spiritualmente intensa vissuta dai malati con i propri accompagnatori; per incontri di spiritualità di nuclei familiari. E’ anche possibile lo svolgersi di convegni e incontri formativi per gruppi, movimenti, associazioni.
Di fatto già in questi anni di attività il Centro si è offerto, con soddisfazione di tutti, a queste diverse iniziative. Dal giorno dell'inaugurazione vanno definitivamente completandosi strutture e attrezzature, così da poter soddisfare la domanda crescente di accoglienza e in modo che, senza nulla togliere al raccoglimento e intralciare le diverse esigenze, più persone e gruppi presenti possano svolgere contemporaneamente il proprio programma spirituale e formativo.
Una capiente e funzionale sala convegni (vetrata di fondo, vetri e decorazioni sono del pittore Giorgio Versetti); aule diversificate per gruppi di studio; camere singole e doppie sono disponibili con il loro arredo di buon gusto sobrio. L'artistica cappella, opera dello scultore Mario Toffetti, è il cuore del Centro di spiritualità che,pur aperto alla più ampia accoglienza, vuole avere come ospiti privilegiati per giornate o corsi di ritiro spirituale i malati e i portatori di handicap, gruppi di sposi anche con i figli, persone singole in cerca di un luogo di preghiera e di silenzio meditativo.
Al Centro di spiritualità, si trovano pure i rinnovati servizi per il ristoro e la sosta dei grandi e piccoli pellegrinaggi ai quali possono offrire un'accoglienza sempre confortevole.
I pellegrini non troveranno più bancarelle o negozi sotto la cerchia dei portici, e ciò per favorire la destinazione del piazzale interno del Santuario ad un godimento sempre più religioso e raccolto.

 
Perché un consultorio

Non capita di trovare presso un santuario mariano l'indicazione di un servizio di consulenza matrimoniale e familiare, anche se in ogni santuario si celebrano dei matrimoni e si recano in pellegrinaggio interi nuclei familiari.
Al Santuario di Caravaggio si è sentita la necessità di estendere la essenziale cura pastorale, prevalentemente religiosa e sacramentale, offrendo anche l’appoggio di un consultorio ai giovani in fase di orientamento al matrimonio e alla famiglia, a coppie e famiglie in difficoltà o desiderose di maturare cristianamente la propria esperienza di vita.
Va subito detto che non si tratta di consulenza strettamente sanitaria, anche se vi prestano la propria opera sia uno specialista in ginecologia sia uno specialista psico-sessuologo. La finalità primaria di un consultorio familiare non è medica e farmacologica (come se fosse un ambulatorio o una sezione di cure per disfunzioni o malattie fisiche, sia pure interessanti una coppia o qualche componente della famiglia), ma è quella di aiutare persone singole, coppie, famiglie a cercare e trovare il miglior equilibrio umano e cristiano nella soluzione dei problemi individuali, di relazione, di comportamento in tutti gli ambiti che costituiscono il tessuto profondo dell'esperienza di matrimonio e di fami­glia, futuri o in atto.
Proprio per questo la figura di riferimento è il consulente familiare, che agisce in collaborazione e con metodo interdisciplinare con altri operatori specializzati del servizio, soprattutto lo psicologo, ma anche (e oltre ai già ricordati ginecologo e psico-sessuologo) l’assistente sociale, il legale, il consulente etico, gli istruttori dei metodi naturali di regolazione delle nascite.
Il consultorio del Santuario è collegato con tutta la rete dei consultori familiari di ispirazione cristiana, non fosse altro che per poter indirizzare ai centri più vicini al luogo della pro­pria abituale residenza chi, di passaggio, è venuto ad esporre i propri problemi e a presentare domanda di aiuto.
Inutile dire che in questi anni di attività il ser­vizio di consulenza ha visto crescere sempre più le richieste di prestazione dei propri operatori per innumerevoli e gravi casi, la più gran parte dei quali – per grazia di Dio e l’aiuto qualificato offerto – arrivano a felice soluzione. Ma è evidente che quanto più tempestivamente si previene l’aggravarsi delle situazioni quanto più si evitano matrimoni controindicati tanto meglio e più efficaci risultano i rimedi.
Tutti gli operatori sono volontari, e pertanto il servizio è gratuito; offerto anche ogni giorno su appuntamento, per tener conto delle esigenze dei richiedenti e della disponibilità degli specialisti, ma di preferenza il sabato pomeriggio e la domenica, mattino e pomeriggio.