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Un museo e la pinacoteca: a quando?
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Fin dalle origini i fedeli che affluirono al luogo dell’Apparizione lasciarono in segno di riconoscenza per le “grazie ricevute” per intercessione della Vergine Maria tavole votive, oggetti preziosi, quadri rappresentativi del fatto miracoloso.
La “grazia” era ottenuta, di norma, in occasione di un pellegrinaggio durante il quale l’atto di fede fiduciosa si esprimeva con l’immersione nell’acqua della fontana miracolosa.
Già nel Quattrocento si segnalarono per il loro pregio le tavole votive e le pitture fatte porre da personaggi illustri del ducato di Milano nella stessa “cappella” dell’Apparizione.
Sul finire del Cinquecento si contavano svariate migliaia di ex-voto, alcuni dei quali artistici e preziosi. Molti di questi, purtroppo, andarono perduti o dispersi.
I reggenti del Santuario, per custodire e conservare gli oggetti di fede e devozione donati soprattutto per l’uso liturgico o come arredi sacri, non solo curarono periodiche descrizioni inventarie ma anche stabilirono rigorose norme di vigilanza sui luoghi di deposito e sull’accesso ad essi.
Attualmente il patrimonio di oggetti per l’uso liturgico (calici e vasi sacri, messali e libri corali), arredi per le celebrazioni (paramenti, tovaglie d’altare, candelieri), quadri sacri e pitture votive, per quanto ancora consistente, è di molto ridotto rispetto a quello descritto negli antichi inventari.
Una piccola parte di questo “tesoro” è reso visibile ai fedeli in circostanze solenni, come ad esempio la preziosa corona settecentesca che viene posta in capo al simulacro della Beata Vergine nella festività dell’Apparizione, o in celebrazioni liturgiche particolari che richiedono l’uso dei paramenti sacri o di arredi di fattura artistica e preziosità notevoli.
Altri manufatti di eccezionale importanza storica sono praticamente inaccessibili o si conoscono solamente in fotografia: il grande modello ligneo del “coro” della Basilica o quello policromo dell’Altare maggiore, che risalgono rispettivamente agli anni a cavallo dei secoli XVII-XVIII, epoca della realizzazione della zona Altare centrale e Sacro Speco.
Il Santuario possiede un insieme di tele e di tavole dipinte mai adeguatamente studiate e catalogate, di attribuzione pressoché anonima e provenienze sconosciute quasi per tutte, tuttavia in discreto stato di conservazione che potrebbero costituire – insieme con la serie di ex-voto, antichi e recenti, di grande interesse storico e iconografico – una “quadreria” di non spregevole valore.
Senza dire che ciò che rimane del grande Archivio storico della Schola S. M. – smembrate all’epoca delle soppressioni le sezioni riguardanti l’Ospedale di Santa Maria e il Monte di Pietà, le due istituzioni caritativo-sociali connesse alla Chiesa di Santa Maria della Fontana – ha una consistenza documentaria di tutto rispetto: dalle pergamene risalenti ai secoli XIV-XV, ai documenti pontifici e vescovili, ad atti testamentari coevi all’Apparizione e atti amministrativi…
C’è anche il patrimonio delle varie edizioni della storia del Santuario e dei diversi libri di pietà ad uso dei devoti della Madonna del Fonte. Nell’archivio fotografico spicca la recente, eccezionale acquisizione del film muto sull’Apparizione girato in occasione del V Centenario, corredato del documentario (della durata di mezz’ora) che tramanda il ricordo delle solenni giornate conclusive delle manifestazioni con le immagini della presenza di due personaggi recentemente beatificati: il legato pontificio cardinale Ildefonso Schuster e il futuro papa Giovanni XXIII, allora delegato apostolico in Oriente.
Perché, dunque, non pensare a realizzare un museo e una pinacoteca al Santuario di Caravaggio?
Se si dubitasse non tanto della consistenza del materiale da esporre quanto del suo valore artistico, non si possono invece avere dubbi sull’importanza storica e sulla convenienza della fruibilità di esso da parte dei circa tre milioni di pellegrini che passano in questo luogo non solo spinti dalla fede e dalla devozione, e hanno diritto di vedere quanti segni e manifestazioni degni di ogni ammirato rispetto hanno lasciato la fede e devozione di chi li ha preceduti.
Recentemente è stato presentato un progetto “avveniristico” che tiene conto di queste esigenze con una tesi di laurea alla Facoltà di architettura di Milano, mirante ad ambientare l’area espositiva, oltre che nel naturale che lo circonda, nel più ampio ambito sacro delle celebrazioni come nuovo spazio artistico-culturale contesto del Santuario di Santa Maria del Fonte.

Madonna con Bambino (scuola bolognese)
 
Figure di profeti

Figure di profeti

Adamo ed Eva cacciati dal paradiso terrestre

Abigail implora il perdono di Davide per il marito Nabal
 



























 

 

 

 
Croce processionale a doppia faccia ornata dalle immagini della Vergine Maria e santi
 
v
 
Particolare calice
 
Calice
 
Calici
 
Ampolla d'argento da Messa in stile neoclassico
 
Anno 2000: il “nostro” Giubileo
 
Almeno fin dalla bolla di Papa Innocenzo VIII (1492), ma forse anche da prima, chi accogliendo l’appello a conversione e penitenza della Vergine Maria qui apparsa veniva pellegrino a Santa Maria “a pigliare perdonanza avanti la Madonna” (Historia di Paolo Morigi, 1607), ne riceveva speciali indulgenze.
Sino al Concilio Vaticano II i Papi hanno continuato a confermare e arricchire di indulgenze particolari chi celebra i sacramenti della Penitenza ed Eucarestia in occasione del pellegrinaggio al Santuario.
Ma che il Santuario divenisse, oltre che penitenziale, chiesa giubilare questa è la novità del grande Giubileo dell’anno 2000.
Al Santuario il grande Giubileo dell’anno 2000 è stato preparato secondo le cadenze indicate dal Papa Giovanni Paolo II nella lettera Tertio millennio adveniente, riprendendo in particolare e valorizzando la tradizione popolare spontanea che vedeva confluire in preghiera ai cancelli del Santuario o rivolgersi ad esso dalle proprie case persone devote, donne specialmente, alla mezzanotte dal 24 al 25 marzo, solennità dell’Annunciazione.
La “Veglia dell’Annunciazione”, ha visto crescere fin dalla fase preparatoria del Giubileo sempre più il numero dei partecipanti al Rosario meditato sotto i portici del Santuario fino all’ingresso in Basilica per l’Angelus alla mezzanotte, che segna il passaggio dal giorno 24 al 25.
La solenne Messa dell’Annunciazione, appena dopo la mezzanotte, corona la Veglia e apre alla celebrazione del mistero dell’annuncio angelico che “ci ha fatto conoscere l’Incarnazione del Cristo Figlio di Dio”.
Quanti pellegrini sono passati al Santuario di Santa Maria del Fonte, indicata come “chiesa Giubilare e penitenziale” per tutta la regione Lombardia e, naturalmente, per la chiesa particolare di Cremona?
Più che le 100 o 200 mila persone, che si sono aggiunte ai circa 3 milioni di pellegrini che passano ogni anno, sono state le celebrazioni proprie del Giubileo, spesso presiedute dal vescovo Nicolini, a rendere straordinario l’anno giubilare: dalla veglia per il passaggio all’anno 2000 a quella penitenziale dei consacrati religiosi e laici; dal giubileo dei malati e degli operatori sanitari a quello dei Frati Cappuccini lombardi; dalla preghiera di riconciliazione e richiesta di perdono ai pellegrinaggi giubilari del gruppo latino-americano “Andes” di Milano, dei presbiteri delle diocesi di Cremona e Crema, della parrocchia di Caravaggio, - che haripreso la tradizione di celebrare in modo proprio la vigilia dell’Apparizione; dal giubileo dell’Agesci a quello dell’Acr di Lombardia (15.000 ragazzi e giovani complessivamente); dai concerti di gruppi bandistici della Bassa bergamasca al pellegrinaggio della Federazione italiana tradizioni popolari della Regione; dai passaggi di gruppi giovanili della Polonia, del Kazachistan, di extracomunitari in sosta per la Giornata mondiale della Gioventù di Tor Vergata a Roma al pellegrinaggio giubilare dei disabili o dell’Associazione nazionale pensionati Cisl Lombardia o della Terza età o delle famiglie della diocesi di Cremona; dal giubileo dei migranti della Lombardia, presieduto dal cardinale metropolita Carlo Maria Martini, al pellegrinaggio giubilare dei Bersaglieri della provincia di Bergamo.

 

Alcuni dei pellegrinaggi giubilari: i bambini
 
Tra i pellegrinaggi giubilari, quello della Federazione italiana tradizioni popolari
 

 
Una presenza simpaticamente colorata e gioiosa, quella degli innumerevoli bambini anche delle scuole materne, venuti in foggia di antichi “pellegrini giubilari”.
Il grande palco allestito nel 1992 per la visita del Papa fu rimesso per la durata di tutto l’Anno giubilare lungo la fiancata nord della Basilica, in modo da favorire molte delle celebrazioni all’aperto.
Con la veglia di preghiera per il passaggio all’anno 2001, così come si era aperto, e con il rito di chiusura del grande Giubileo nelle chiese giubilari, l’anno straordinario si conclude affacciandosi al “Terzo Millennio che viene”.
L’atto di affidamento alla Beata Vergine Maria compie al Santuario – in comunione con il Papa Giovanni Paolo II – il cammino giubilare. Passano i giorni, gli anni, i secoli, i millenni…
Il Figlio di Dio creatore del mondo e dei tempi che non muta, nato dalla Vergine Maria per opera dello Spirito Santo, è entrato nel nostro mondo umano e nel nostro fuggitivo tempo; ma è il Cristo di ieri, di oggi, di sempre. Egli, mentre portava a compimento la sua missione qui in terra, ci ha donato sua Madre e a Lei ha affidato ognuno di noi.
Un giorno la Madre è venuta qui – dove è sorta la chiesa di Santa Maria del Fonte – a dirci che la sua protezione materna a la sua intercessione sono il nostro sicuro rifugio.
Sulla soglia del Terzo Millennio, carico di speranze e aperto a tutte le incognite, alla Madre di Cristo e della Chiesa resta affidato ognuno di noi, ogni famiglia, questo mondo.
Il nostro presente e il nostro futuro.